{"id":2602,"date":"2012-09-07T08:12:08","date_gmt":"2012-09-07T08:12:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valcucine.com\/magazine\/?p=2602"},"modified":"2012-09-07T08:12:08","modified_gmt":"2012-09-07T08:12:08","slug":"intervista-a-stefano-maffei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.valcucine.com\/magazine\/2012\/09\/intervista-a-stefano-maffei\/","title":{"rendered":"Intervista a Stefano Maffei"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\"><strong>STEFANO MAFFEI<\/strong> \u00e8 architetto e Ph.D in Design. Ha studiato con Tomas Maldonado e Ezio Manzini.<br \/>\nE\u2019 Professore Associato presso la <strong><a href=\"http:\/\/www.design.polimi.it\/\" target=\"_blank\">Facolt\u00e0 del Design del Politecnico di Milano<\/a><\/strong>, membro del Collegio del Dottorato di Ricerca in Design, di DES (Centro per il Design dei Servizi) presso la medesima Facolt\u00e0 e della Faculty del Master in Design Strategico del <a href=\"http:\/\/www.polidesign.net\/\" target=\"_blank\"><strong>Consorzio Universitario Poli.Design<\/strong><\/a>. Ha coordinato per anni la rete delle agenzie SDI per la ricerca universitaria in design. Per <a href=\"http:\/\/www.adi-design.org\/homepage.html\" target=\"_blank\"><strong>ADI Design<\/strong><\/a> coordina la Commissione Tematica sul Design dei Servizi e di Design Policy. E\u2019 stato coordinatore di <a href=\"http:\/\/www.asaplab.it\/opos\/\" target=\"_blank\"><strong>OPOS<\/strong><\/a>, esperienza seminale italiana di incubazione di giovani designer; \u00e8 consigliere scientifico di<a href=\"http:\/\/www.reggiochildren.it\/\" target=\"_blank\"><strong> Reggio Children<\/strong><\/a>, la pi\u00f9 importante realt\u00e0 italiana<br \/>\nnel campo della pedagogia e dell\u2019educazioni dei bambini. Ha fondato lo studio <a href=\"http:\/\/lnx.mapdesignstudio.it\/\" target=\"_blank\"><strong>M+A+Pdesignstudio<\/strong><\/a> i cui lavori sono stati pi\u00f9 volte selezionati per l\u2019ADI INDEX. Curatore di mostre di design,scrive su riviste di settore ed ha pubblicato con diverse importanti case editrici (Eleuthera, Abitare Segesta, Maggioli, Motta).<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il 29 febbraio 2012 ha presentato il libro <a href=\"http:\/\/www.valcucine.it\/ecobookshop\/libri\/view\/food-mood\" target=\"_blank\"><strong>&#8220;FoodMood&#8221;,<\/strong><\/a> edito da Mondadori Electa e scritto con Barbara Parini, all&#8217;<a href=\"http:\/\/www.valcucine.it\/ecobookshop\" target=\"_blank\"><strong>Eco Bookshop di Valcucine<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Ci consiglia il libro <a href=\"http:\/\/www.valcucine.it\/ecobookshop\/libri\/view\/design-and-the-elastic-mind\" target=\"_blank\"><strong>\u201cDesign and the elastic mind\u201d<\/strong><\/a>, il catalogo di una grande mostra fatta al Moma che mostra una grande prospettiva di cambiamento.<br \/>\nE poi i libri di <a href=\"http:\/\/www.valcucine.it\/ecobookshop\/ricerca?titolo=&amp;autore=Gilles+Clement&amp;editore=&amp;anno=\" target=\"_blank\"><strong>Gilles Clement<\/strong><\/a>, che ci mostrano come le categorie siano cambiate e continuino a cambiare, spronandoci quindi a tornare ad essere capaci di cambiare anche noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><span style=\"color: #ffffff\">A<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Una brillante carriera nell\u2019ambito del design, ma che in realt\u00e0 sembra spaziare in ambiti diversissimi tra loro: dal mondo del food con il recente libro \u201cfood mood\u201d al tuo ruolo di consigliere scientifico di Reggio Children: da dove nascono interessi in ambiti apparentemente cos\u00ec distanti ? E che cosa hanno in comune?<\/strong><br \/>\nCredo dipendano da quella che \u00e8 la mia storia personale di formazione e da quello che io credo il design sia.<br \/>\nHo avuto una formazione piuttosto tipica ma con qualche particolarit\u00e0 che ha segnato il mio percorso in modo determinante: ho studiato architettura scegliendo l\u2019indirizzo di disegno industriale ed arredamento al Politecnico di Milano, dove al tempo insegnavano personaggi del calibro di Castiglioni e Zanuso, che certamente hanno ispirato e stimolato la mia passione per design, cos\u00ec come lo ha segnato in modo importante la scelta di un relatore di tesi che non fosse un progettista ma un teorico puro del design molto importante e famoso come Tomas Maldonado, con cui ho svolto una tesi teorica (e non progettuale come al tempo era pi\u00f9 comune) su \u201cmacchinismo e produzione\u201d, un excursus storico che partiva dai filosofi dell\u2019antichit\u00e0 sul mondo della tecnica e delle macchine per dimostrare come questo aveva influenzato il pensiero del disegno industriale. Ho fatto questa tesi applicando un approccio culturale, accademico e scientifico, un modo di pensare non comune all\u2019epoca che Maldonado aveva portato dalla scuola di Ulm, che ha quindi fatto si che la mia visione del design gi\u00e0 di partenza non fosse assolutamente quella classica e tradizionale. E questo \u00e8 ci\u00f2 che poi ha influenzato in tutta la mia vita il mio processo di ricerca, di lavoro, di crescita professionale e culturale. E da questo deriva quello che accomuna tutte le mie diverse esperienze, ovvero quel che io credo il design sia: <strong>trasformare il mondo<\/strong>. Partendo dalla progettazione dell\u2019oggetto in una dimensione pi\u00f9 contenuta fino ad arrivare ad ambiti molto pi\u00f9 ampi e complessi, come la progettazione dell\u2019ambiente, di citt\u00e0, di nuovi modelli di produzione o di servizi. Le mie esperienze passate e attuali estremamente differenti tra loro, a volte anche in modo apparentemente bizzarro, rispecchiano quello che \u00e8 il mio approccio al design: un approccio transdisciplinare, non ancorato ad una sola dimensione di tipo professionale, che non ha a che fare solo con la definizione di estetica e forme artefatte ma ha a che fare anche con i processi, con la costruzione di visioni e con la dimensione del servizio. Credo che nel futuro ci saranno sempre meno persone specializzate e sempre pi\u00f9 persone come me che hanno carriere non cos\u00ec comprensibili e apparentemente contraddittorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Ci racconti com\u2019\u00e8 nata l\u2019esperienza di SUBALTERNO 1 e come si sta sviluppando?<\/strong><br \/>\nSubalterno 1 \u00e8 il tema di cui mi sto occupando molto ora, ovvero il ragionamento di come stia cambiando il design, che cosa faccia il design nella societ\u00e0 contemporanea e quali siano le opportunit\u00e0 che il design ha per cambiare questa attivit\u00e0. Tutto nasce da una riflessione che in molti stiamo facendo ultimamente sul fatto che i mercati e la relazione tra produzione e consumo della societ\u00e0 contemporanea avanzata sia cambiata: mercati in cui la dimensione di redditivit\u00e0 e produttivit\u00e0 di una merce non \u00e8 data solo dal modello classico di produzione di massa, economia di scala e vendita in grandi quantit\u00e0, ma anche da un modello differente che si basi su un modello di produzione della merce quasi 1 a 1, che contempli per esempio nuovi luoghi di distribuzione che non siano fisici (vedi amazon). Questo tipo di riflessioni \u00e8 inizialmente nato in un ambito di merci che hanno a che fare con i bit, vedi file musicali, video etc. che non comportano costi di produzione o di distribuzione aggiuntivi anche in caso di acquisto di un solo file. Quindi non solo grandi numeri che fanno grandi fatturati ma anche su numeri piccoli, sulla singola merce venduta anche singolarmente, andando contro alla concezione \u201cclassica\u201d del design industriale delle grandi produzioni. Subalterno 1 si occupa quindi di promuovere autoproduzione, \u00e8 uno spazio di sperimentazione progettuale per persone che invece di fare la trafila classica (fare un progetto e proporlo ad un\u2019azienda che lo produca ed essere pagato per quel progetto) lavorano su una figura nuova che abbiamo chiamato <strong>\u201cdesigner-impresa\u201d<\/strong>, ovvero un designer che controlla il processo ma allo stesso tempo fa anche impresa e quindi decide di assumersi temporaneamente i rischi di prendere un suo progetto e trasformarlo in un qualcosa che porta fino al mercato. Non necessariamente secondo noi questa figura deve fare tutto a mano, lui dovr\u00e0 essere l\u2019organizzatore: se \u00e8 un designer artigiano potr\u00e0 anche produrre fisicamente il suo progetto da solo, oppure potr\u00e0 scegliere di utilizzare le capacit\u00e0 produttive esistenti e spesso inutilizzate, l\u2019importante \u00e8 che attui il suo progetto dalla sua ideazione a quando la distribuisce. Ci\u00f2 non significa che il designer diventa un\u2019impresa, o non necessariamente: pu\u00f2 essere un\u2019attivit\u00e0 collaterale alla sua, pu\u00f2 essere sporadica, e pu\u00f2 essere diversa di volta in volta. Secondo noi questa sar\u00e0 la nuova forma di consumo futura: una produzione flessibile fatta di piccoli, di alta qualit\u00e0, con questa nuova formula di ideatori-creatori, che preveda anche nuovi spazi e luoghi di acquisto. Subalterno 1 va in questa direzione, \u00e8 uno spazio\/galleria off (in Via Conte Rosso 22, zona Ventura Lambrate) che fa promozione culturale sull\u2019autoproduzione, fa mostre programmate su questo tema, come \u201canalogico digitale\u201d, mostra fatta quest\u2019anno che ha avuto un buon successo, e \u201cautoproduzione italiana\u201d mostra fatta nel 2011, grazie alle quali siamo diventati una realt\u00e0 riconosciuta su questo tema, ricevendo anche riconoscimenti dalle associazioni pi\u00f9 tradizionali come ADI, che da quest\u2019anno assegner\u00e0 un compasso d\u2019oro per le autoproduzioni, riconoscendo ufficialmente quindi questa nuova categoria. Siamo parte di una rete che connette persone con background diversi per facilitare questo nuovo processo. Il nostro obiettivo nel futuro \u00e8 quello di arrivare a creare una vera e propria maker facility, un posto dove queste nuove figure possano venire a progettare, sperimentare e anche produrre le loro merci.<\/p>\n<p><strong> Parliamo del libro che hai presentato all\u2019Eco Bookshop, &#8220;Food Mood&#8221;: un percorso che testimonia la<\/strong><strong> trasformazione e la continua ricerca e sperimentazione dei grandi chef e del design applicato agli<\/strong><strong> strumenti e alle tecniche culinarie. Come hai svolto questa ricerca? Ci racconti qualche caso che hai<\/strong><strong> trovato di particolare interesse?<\/strong><br \/>\nIl libro &#8220;food mood&#8221; \u00e8 una applicazione di quell\u2019approccio trasversale di cui parlavo prima nel campo del food, un ambito solitamente caratterizzato dagli specialismi: chi si occupa solo di ricette, chi solo di grandi chef, chi fa solo recensioni&#8230;. in realt\u00e0 questo \u00e8 un grande mondo con tanti stimoli reciprocamente collegati in maniera molto interessante, ed \u00e8 questo l\u2019approccio secondo me che si dovr\u00e0 avere nel futuro in questo ambito. Il nostro metodo di ricerca \u00e8 stato quindi quello di cercare di sfilare i separatori che tenevano tutti i protagonisti del libro da una parte piuttosto che dall\u2019altra, e facendo ci\u00f2 ci siamo accorti che molte di queste persone erano molto pi\u00f9 sperimentatori di quello che immaginavamo. Ci siamo avvicinati ad alcuni chef che sono dichiaratamente dei designer, che quindi applicano un vero e proprio un processo di progettazione alla loro cucina per farne un\u2019esperienza a 360 gradi, che va al di la del solo gusto. Siamo partiti dagli chef progettisti ma poi siamo andati anche ad analizzare quello che stava loro intorno: la sperimentazione, la curiosit\u00e0, gli interlocutori diversi ed impensabili che hanno cercato per sviluppare nuove strade, nuove macchine e nuove fruizioni. L\u2019esempio pi\u00f9 lampante di questa sintesi trasversale \u00e8 <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ferran_Adri%C3%A0\" target=\"_blank\"><strong>Ferran Adri\u00e0<\/strong><\/a>, un vero genio del contemporaneo, un innovatore che ha inventato non solo un tipo di cucina assolutamente unica grazie ad una vera sperimentazione, ma anche gli strumenti per andare a produrla, trasformandosi in un\u2019impresa innovativa avanzata che mentre produceva un nuovo servizio ai suoi clienti metteva anche in campo tutto l\u2019insieme della visione e della testimonianza di quel che faceva: dalla ristorazione esclusiva sono infatti diventati editori, hanno sistematicamente catalogato tutti i piatti e le sperimentazioni creati dall\u2019apertura del ristorante, hanno creato un vero e proprio manifesto artistico avanguardistico sulla cucina, hanno sollevato questioni discutibili ma a tutti gli effetti veri e propri dubbi di progetto: perch\u00e9 per esempio il dolce deve stare alla fine e non all\u2019inizio di un pasto? hanno fatto prove, hanno evidenziato dei limiti, hanno introdotto l\u2019uso delle materie, hanno cambiato il senso del gusto, hanno sperimentato (si pensi alle liofilizzazioni), hanno cercato le competenze diverse necessarie a portare avanti questi processi di trasformazione del cibo. Questo \u00e8 quello che io definisco design.<\/p>\n<p><strong>Come ti definisci? E qual \u00e8 la difficolt\u00e0 maggiore che incontri oggi nel portare avanti i tuoi progetti?<\/strong><br \/>\nMi definisco un \u201cMaverick\u201d: \u00e8 l\u2019idea di una persona che cerca di non conformarsi e che fa un cammino di sperimentazione solitario, di esplorazione. La maggiore difficolt\u00e0 che trovo nel fare questo \u00e8 contestuale:<br \/>\nl\u2019Italia \u00e8 un paese conformista, non \u00e8 un paese per giovani, non premia iniziative individuali e \u201cfuori dalla norma\u201d. Non \u00e8 impossibile fare le cose in Italia, solo che ci vuole molto pi\u00f9 tempo rispetto ad altri posti.<\/p>\n<p><strong>In questo momento di crisi cosa puoi suggerire ai giovani che intendono avvicinarsi al mondo del design? Quali sono secondo te gli ambiti su cui puntare?<\/strong><br \/>\nCambiare punto di vista. Il mondo non \u00e8 solo oggetti materiali ma \u00e8 anche design dei servizi e design dell\u2019interazione, ambiti che sono in crescita esplosiva: gli oggetti incorporeranno sempre pi\u00f9 un\u2019intelligenza relazionale o connettiva: gli oggetti fisici acquisteranno un sistema di scambio tra reale e virtuale, per esempio una sedia che dialogher\u00e0 con qualcosa o qualcuno. Non puntare su queste nuove strade credo sia folle e infatti l\u2019Italia purtroppo non ci sta puntando.<\/p>\n<p><strong>Tre parole chiave che per te definiscono la sostenibilit\u00e0.<\/strong><br \/>\nServizi, Nuovi modelli di produzione e distribuzione, Fabbricazione avanzata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019intervista \u00e8 a cura di Silvia Napolitano di <a href=\"http:\/\/www.greenability.it\/\" target=\"_blank\"><strong>G<\/strong><strong>reenability<\/strong><\/a> per Valcucine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>STEFANO MAFFEI \u00e8 architetto e Ph.D in Design. 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