Intervista a Camillo Magni

Camillo Magni è Presidente di Architetti Senza Frontiere Italia.

Il 22 settembre 2010 ha presentato ASF-Italia all’Eco Bookshop di Valcucine.

Ci consiglia questo libro: “Il pianeta degli slum”, di Mike Davis, Edizioni Feltrinelli.

 

Come è nata l’idea di Architetti Senza Frontiere e in cosa consiste il lavoro dell’organizzazione.

Siamo nati nel ’98 da una costola di ASF Barcellona, che operava all’incirca dai primi anni 80.
ASF era un’associazione che era già presente in altri paesi, in Italia mancava e quindi noi abbiamo inizialmente lavorato con Barcellona, e poi abbiamo deciso di prendere spunto da loro per creare ASF Italia. Il nostro lavoro è quello di dare supporto su tutto ciò che riguarda l’architettura alle ONG che lavorano nei paesi terzi o che lavorano nelle aree di povertà delle zone anche nostre. L’obiettivo di ASF è quello di avviare dei veri e proprio progetti di sviluppo in queste aree svantaggiate che generino lavoro e autosufficienza per le comunità, grazie a una parte di progettazione e costruzione integrata con una importante parte di formazione.

Con che criteri scegliete i progetti da realizzare nel mondo e come riuscite a finanziarli?

In realtà noi normalmente non scegliamo i progetti su cui lavorare, ma scegliamo le ONG con cui collaborare, sulla base di relazioni e contatti che nascono a volte anche in maniera casuale. Sono le ONG a selezionare i progetti da proporci, in base alle loro missioni e ai loro obiettivi. Gli unici progetti scelti, proposti e sviluppati direttamente da noi sono in Italia. A Milano ci siamo occupati di un progetto di integrazione per gli immigrati andando ad agire su un’area che potesse ospitarli, e sempre a Milano ci stiamo occupando di un progetto per l’implementazione e la visibilità della zona Bovisa.

Quali sono le più grosse difficoltà che incontri nel tuo lavoro?
I finanziamenti. I fondi che le ong riescono ad ottenere sono sempre di meno, e con la crisi naturalmente anche le attività che normalmente si riuscivano a portare avanti si sono sensibilmente ridotte, concentrandosi in interventi di necessità primarie urgenti: prendiamo l’esempio di medici senza frontiere, in questo caso i medici sono il vero contenuto di un progetto di un’emergenza sanitaria, e la “scatola” in cui andranno ad operare, l’ospedale, su cui potremmo agire noi con un progetto di sviluppo, nella maggior parte dei casi è in realtà una costruzione fatta con tempi e modi da emergenza, come le tende/ospedali che spesso utilizzano. In questi casi non riescono a realizzarsi i presupposti per poter agganciare alla nascita di un ospedale un progetto di sviluppo e formazione delle comunità che si creano attorno alla struttura, ed è anche per questo che finora, nonostante l’affinità dei nostri obiettivi e la somiglianza delle due associazioni, non ci sono ancora state occasioni di collaborazione con loro.

State in qualche modo lavorando a qualche progetto inerente a Expo 2015? Pensi che quella sarà un’opportunità per chi come voi si occupa di sviluppo sostenibile di aree territoriali critiche?

Non stiamo lavorando a nessun progetto relativo a Expo 2015, non si è creata per ora nessuna opportunità specifica. Penso che quello sarà un buon momento per avere visibilità e attirare l’attenzione su tante tematiche legate anche al lavoro che svolgiamo, e questo potrebbe magari facilitare un maggiore sviluppo di opportunità in seguito.

Pensi che questo tipo di interventi e iniziative resteranno sempre maggiormente a carico di organizzazioni no profit o pensi che potrebbe in un futuro diventare un’area di intervento che interesserà maggiormente anche il mondo del profit e delle istituzioni? Potrebbe essere un modo per creare lavoro in questo momento di crisi?

In un mondo ideale sarebbe bello che il mondo no profit potesse avere sufficienti fondi per agire e lavorare bene in quest’area, in un modo forse più libero disinteressato rispetto al profit. Certamente però sarebbe auspicabile che anche il mondo del profit riuscisse a creare sviluppo di progetti con questa natura che potrebbero rivelarsi di forte impatto e di vantaggio anche per diverse organizzazioni private. Sarebbe auspicabile che persone che decidessero di dedicare il proprio lavoro a questi ambiti, come noi, potessero farlo come lavoro, e non come finora purtroppo avviene, solo a titolo di “volontariato”.

Tre parole chiave che per te definiscono la sostenibilità.

Sociale/partecipativo, non spreco, razionalizzazione.


Grazie mille Camillo e speriamo di rivederci presto.

Grazie a voi!

 

CAMILLO MAGNI. Presidente di Architetti Senza Frontiere Italia.

Camillo Magni è nato a Milano nel 1973. Si è laureato in Architettura al Politecnico di Milano nel 2000 dopo aver trascorso 3 anni di formazione presso la ETSA di Madrid. Lo stesso anno ottiene il titolo al master in “Cooperación para el desarrollo de asentamientos humanos en el tercer mundo: instrumentos de planeamientos urbano y alojamiento en Latinoamérica” a cura di Julian Salas. Dal 2004 appartiene al gruppo di ricerca Casapartes del programma Iberoamericano CYTED operando in distinti paesi dell’America Latina. Nel 2005 consegue il titolo di Dottore di Ricerca in progettazione al Politecnico di Milano dove ottiene in seguito incarichi di insegnamento nell’ambito della progettazione architettonica. Dal 2007 coordina con Emilio Caravatti il corso in “Il progetto d’architettura nei contesti di povertà e marginalità”. Autore di saggi dedicati alla progettazione nel 2008 è curatore per la Triennale di Milano del workshop “Costruire con la gente”. Nel 1999 collabora con Architetti Senza Frontiere Madrid per poi spostarsi nella sede italiana di cui diventa vicepresidente nel 2005 e presidente dal 2007. Coordina il progetto di Rural Housing in Ghana e l’area formazione. Dal 2000 svolge l’attività professionale collaborando con distinti studi d’architettura. Nel 2007 avvia il proprio studio professionale “OperaStudio”.

 

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