Intervista a Leandro Cappellotto da Geo&Geo

Sveva Sagaramola intervista Leandro Cappellotto, Amministratore delegato Valcucine, all’interno della rubrica La Casa Ecologica a Geo&Geo Rai3

Leandro  consiglia questo libro: “Capitalismo naturale” di Hawken Paul, Lovins Hunter L. Lovins Amory B, Edizioni Ambiente.

Si parla spesso di mobili ecologici, ma cosa significa mobile ecologico?

Purtroppo non esiste una legge o una norma che definisca secondo parametri standard quando si può utilizzare la parola “ecologico”. In questo vuoto normativo, i responsabili marketing delle varie aziende, dotati di un grande pennello, dipingono tutto di verde, così ogni cosa diventa ecologica, creando una grande confusione nei consumatori. Servirebbe che le associazioni dei consumatori facessero pressione affinché si stabilissero norme standard che potessero classificare i mobili in classi A. B. C. D. rispetto alla qualità del prodotto, alla sua eco-sostenibilità, alla sua ergonomia, alla sua sicurezza e alla qualità della garanzia. Questo è già stato fatto molto bene per gli elettrodomestici. A livello normativo c’è ora un tentativo di estendere l’etichetta energetica ad altre categorie merceologiche tra cui i mobili, ma il percorso non è ancora compiuto.

Ma secondo la sua opinione, quando è giusto usare la parola “ecologico”?

Per rispondere a questa domanda è necessario dare un significato a questa parola e noi pensiamo che sia ecologico tutto ciò che viene realizzato ad impatto zero sull’ambiente. Ma dato che non esiste nessun manufatto realizzato dall’uomo che possa essere prodotto ad impatto zero, secondo la nostra definizione sarebbe errato parlare di manufatti ecologici.

Presa coscienza di queste problematiche, cosa si può fare nella progettazione di un prodotto?

Un’azienda manifatturiera per produrre in modo più ecocompatibile possibile, può agire nel rispetto di alcuni principi:

  1. Rendere il manufatto più dematerializzato possibile.
  2. Rendere il manufatto 100% riciclabile e il più possibile riutilizzabile.
  3. Ridurre al minimo le emissioni tossiche.
  4. Garantire una lunga durata del manufatto

Le basi Invitrum sono un esempio di un prodotto che è stato realizzato con la linea guida dei 4 punti.

Vediamo il primo punto:
la dematerializzazione: nei prossimi 20 anni dobbiamo riuscire a dare un manufatto attuale consumando un decimo di materia e di energia.

Vedi fianco, piano, anta (con l’alluminio è possibile ridurre gli spessori e la quantità di materia per fare, per esempio, un telaio di un’anta per cucina: lo spessore del vetro è di soli 5mm contro i 20mm del pannello dell’anta in truciolare).

Rendere il prodotto 100% riciclabile e il più possibile riutilizzabile: su questo prodotto si è raggiunto il 100% di riciclabilità (Il vetro e l’alluminio sono prodotti totalmente riciclabili) e l’80% di riutilizzo. In funzione di ciò, viene data una garanzia a vita di responsabilità. Ciò significa che il produttore si rende responsabile del fine vita del prodotto, che si impegna a ritirare, riciclare e riutilizzare generando zero rifiuti. Ciò è stato possibile anche perché a livello di progetto si è pensato di semplificare il disassemblaggio utilizzando zero colle e solo giunzioni meccaniche.

La riduzione al minimo delle emissioni tossiche: proprio per aver annullato l’uso di colle, questo nostro prodotto è a zero emissione di formaldeide, un gas cancerogeno presente nei pannelli in truciolare per la presenza di colla ureica. 
Lunga durata del prodotto, il vetro non è un materiale fragile? Se temperato a regola d’arte il vetro acquisisce una resistenza eccezionale.

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