Intervista a Patrizia Scarzella

Patrizia Scarzella è architetto e giornalista. Fondatrice e Vice Presidente della Associazione DComeDesign per la promozione della creatività femminile, ha sviluppato progetti di design strategico e per il sociale in Asia e Africa. Da questo lavoro è nata anche la mostra fotografica ‘Women’s Hands’ (2014). Autrice di libri e mostre  sperimentali di design. Ha insegnato nelle Università La Sapienza Roma, Genova, Estonian Academy of Arts Tallinn. embro del Giurì del Design di ADI, Associazione per il Disegno Industriale. La ricerca fotografica, passione coltivata da sempre, è una componente sempre più importante del suo lavoro creativo.

Ci consiglia il libro ‘The Circle’ di Dave Eggers. Sembra fantascienza, ma è già realtà. Ed è piuttosto inquietante come prospettiva!

 

“L’inevitabile non accade mai, l’inatteso sempre”.

Quando l’ho vista per la prima volta Patrizia mi è sembrata una di quelle donne che si portano dietro, ovunque esse vadano, una valigia piena di vita passata, di esperienza vissuta, di tutto ciò che hanno visto e che non dimenticano neanche per un secondo. Glielo dico e lei beve un sorso d’acqua, le trema la mano mentre lo fa: una di quelle donne che si sorprende sempre, continuamente, che guarda tutto con gli occhi di chi vede il mondo per la prima volta.

Parlami di te, delle tue scelte, delle tue priorità e di tutto quello che ti ha fatto arrivare fin qua, a quella che sei, ora.

Un lavoro creativo non è mai lineare, tutto cambia, cambi tu e cambia il mondo che ti circonda. Tutto è imprevisto, tutto è inaspettato. Puoi avere vent’anni e decidere quale sarà la tua vita, fare progetti o programmare un tuo possibile percorso, ma poi ti accorgi che i tuoi piani possono essere completamente stravolti da un’opportunità improvvisa, da un interesse nuovo, da scelte diverse rispetto a quelle che si sarebbero potute fare anni prima.

Dopo la laurea mi sono appassionata alle strutture in cemento armato, ho lavorato con gli architetti Corsini e Wiskeman a progetti di strutture industriali e dopo aver conosciuto casualmente Alessandro Mendini ho cominciato a lavorare con lui alla redazione della rivista Domus. Il giornalismo è diventato, per un periodo della mia vita, la mia priorità, e grazie a questo lavoro ho conosciuto e avuto modo di lavorare con aziende strettamente connesse al design come Alessi, Zanotta, Arflex ecc. Ho fatto numerose esperienze legate alla comuncazione e ho riequilibrato il rapporto tra giornalismo, architettura e design.

In anni recenti questa realtà è cominciata a starmi un po’ stretta: oggi il design come fenomeno elitario quale si andato definendo almeno in Italia negli ultimi vent’anni, mi interessa poco. Ho cominciato quindi a esplorare il mondo del design per il sociale, soprattutto in USA, e, si sa, quando decidi di cercare qualcosa finisce che o la trovi o ti accade inaspettatamente!

Insomma come già ti ho detto il percorso creativo non è mai lineare: cerco di vedere le cose in maniera trasversale, di non guardare mai le situazioni per quello che appaiono, ma sotto differenti punti di vista, anche quelli nascosti o meno scontati. Non a caso un tema di ricerca che sto esplorando da qualche anno è quello legato agli ‘aspetti invisibili del design’, suono, olfatto, tatto, insomma tutto ciò che non si vede!!! Non mi sono mai preclusa neanche una sfaccettatura di tutto quello che mi incuriosiva, e ho creato una galassia infinita, uno spazio in cui niente escludo e in cui riesco a muovermi liberamente.

Qual è il filo conduttore che riesce ad unire tutti questi infiniti punti della tua galassia e a farli convogliare in te e nel tuo agire lavorativo?

Il filo conduttore è la ricerca  continua  e la  sperimentazione: non ripeto mai la stessa cosa due volte, non solo perché mi annoierebbe, ma anche perché non fa per me sedermi sugli allori o, ancora peggio, vivere di rendita. Sperimentare significa mettersi in gioco sempre, confrontarsi con progetti nuovi in cui poter imparare e condividere la propria esperienza. Sperimentare è creare uno scambio continuo in cui nessuno tiene per sé il proprio know how, in cui nessuno crea inutili barriere e tutto viene messo a disposizione dell’altro.

In questa prospettiva di condivisone, come vedi il tuo futuro?

In questi anni mi sono impegnata  in vari progetti di design per il sociale con l’Associazione Dcomedesign, di cui sono una delle fondatrici e Vice Presidente e che promuove la creatività femminile. Ho fatto formazione – workshop di design training e product development – rivolta alle artigiane provenienti da situazioni di disagio sociale e human trafficking  in Thailandia, Filippine e Kenya. E’ stata un’esperienza straordinaria, una prova concreta che la metodologia del design può essere uno strumento potente di formazione, capace di gettare le basi per un’economia sostenibile. Mi piacerebbe continuare questo genere di progetti con l’associazione, ampliarne la struttura, creare nuove opportunità coinvolgendo altre persone in un circuito virtuoso di scambio di conoscenza ed esperienza.

Viola Cazzaniga

 

 

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