Intervista ad Andrea Poggio

Andrea Poggio è tra i fondatori dell’Associazione Legambiente. Oggi ne è il Vicedirettore generale, ed è Presidente della Fondazione Legambiente Innovazione.

L’8 novembre 2011, con Cristina Gabetti, ha presentato la serata “consigli per vivere meglio consumando di meno” presso l’Eco Bookshop Valcucine

Ci consiglia il libro: “Futuro sostenibile” di Edizione Ambiente.

 

Quando e come nasce il tuo interesse sulla tematica ambientale?
Molto tempo fa, al liceo. Erano i primi anni ’70, partecipavo a un gruppo di lavoro organizzato da Italia Nostra incontro con prof. Bettini che ha iniziato a raccontarci molte cose sull’inquinamento del mondo. In seguito abbiamo fondato una piccola rivista, che è poi  diventata la Nuova Ecologia, che è poi diventata la rivista di Legambiente a partire dal 1980, quando è nata appunto Legambiente.

Pensi sia vero che gli italiani sono così indietro rispetto al resto dell’Europa in termini di sensibilità e impegno sul fronte del rispetto dell’ambiente o è venuto il momento di sfatare un vecchio (e forse per alcuni comodo) pregiudizio?
Sul fronte della sensibilità, gli italiani sono certamente allineati con la media degli altri europei, non sono per nulla indietro. Il problema è passare dal dire al fare, qui gli italiani peccano, un po’ per colpa loro ma anche perché lo stato e il mercato qui non ci aiutano a  passare dalle parole ai fatti.

Legambiente è anche ideatrice e promotrice del premio innovazione amica dell’ambiente: sono più le grandi aziende o quelle piccole ad investire e raggiungere risultati concreti e rilevanti in questo ambito?
Sono più attive le piccole/media aziende oppure i distretti industriali, le alleanze delle piccole imprese nel territorio che innovano. Il loro problema è l’incapacità di fare importanti investimenti duraturi nel tempo. La grande industria italiana invece, contrariamente a quello che ad esempio accade in Germania, non traina. La greeneconomy in italia la stanno facendo i piccoli, che sono più dinamici e innovatori, non i grandi. I grandi si muovono con una lentezza inaudita. Guardiamo il caso Novamont, una piccola (ora media) azienda che vanta il primato delle bioplastiche in Italia da anni, noi la premiammo alla prima edizione del premio innovazione, nel 2001. Solo oggi, dopo 10 anni, arriva l’accordo Enichem Novamont per creare il primo grande polo mondiale delle bioplastiche in Sardegna, che andrà a sostituire la vecchia chimica di base petrolifica per segnare inizio delle nuova chimica, creando lavoro e riutilizzando stabilimenti ormai abbandonati.

Ci spieghi quali sono le differenza di base tra Legambiente e WWF?
Dal punto di vista dei contenuti culturali siamo molto simili: il WWF ha un’origine internazionale e rispetto a noi come missione principale ha quella di promuove maggiormente la conservazione della natura attraverso la costituzione delle oasi.
Legambiente nasce in Italia nel 1980 e si è fatta da subito portabandiera di battaglie contro l’inquinamento industriale e per promuovere nuove scelte territoriali. Anche legambiente ora ha sviluppato forti relazioni internazionali, soprattutto in europa con altre associazioni. La più grande differenza di base è che Legambiente parte dai territori, è l’unica associazione ambientalista con un migliaio di gruppi locali territoriali quasi tutti costituiti in associazione locale federata a Legambiente, mentre le altre associazioni, compresa WWF, sono prevalentemente uffici centrali e opinione pubblica. Abbiamo cercato di mantenere la nostra anima di battaglie fatte per la cittadinanza, perché siamo anche capaci di avere un protagonismo politico che le rappresenta.

Quali sono le principali barriere in Italia per uno sviluppo sostenibile?
L’incapacità di fare sistema: per riuscire a fare le cose nuove non ci vuole solo la creatività e la motivazione del singolo, ma ci vuole anche la capacità dello stato, della società e dell’individuo di agire insieme. Non ci manca l’inventiva ma ci vuole anche la capacità di sostenersi l’un l’altro, che spesso ci manca, e questo ci penalizza. Quando andiamo in Europa con le nostre cose nuove ci andiamo in ordine sparso, mentre io a Bruxelles ho modo di vedere altri paesi, per esempio i tedeschi, che arrivano insieme con associazioni statali, ambientaliste e le imprese, magari litigando un po’ tra loro, ma portando gli stessi argomenti. In questo modo riescono ad essere più forti, noi dovremmo prendere esempio da loro.

Tre parole chiave che per te definiscono la sostenibilità.
La durabilità, quindi la speranza di futuro, e sociale e ambientale insieme: non è possibile scindere la sostenibilità ambientale da quella sociale, vista come riscoperta di valori condivisi e comuni.

Un libro che consiglieresti ai lettori dell’Eco Bookshop Valcucine.
“Futuro sostenibile”
, di Wuppertal Institut a cura di Wolfgang Sachs e Marco Morosini, edizione ambiente.
E’ un libro piuttosto impegnativo, ma l’ho trovato molto interessante perché è frutto di un grande lavoro di squadra fatto in Germania da una importante associazione ambientalista simile a legambiente e da una di una sorta di caritas tedesca. E’ uno studio interessante  perché tiene insieme il cuore dell’Europa, quello ambientale e quello cristiano, coniugando le questioni dell’ecologia con i temi della giustizia sociale.

 

 

ANDREA POGGIO
Andrea Poggio è tra i fondatori dell’Associazione Legambiente. Oggi ne è il Vicedirettore generale, ed è Presidente della Fondazione Legambiente Innovazione. Giornalista, fonda e dirige il mensile “La nuova ecologia”. Ideatore di molte campagne ambientaliste, nel 2001 avvia a Milano il primo servizio di car sharing italiano. È autore di molti libri a tematica ambientale: tra gli ultimi “Vivi con stile” del 2007 e “Viaggiare leggeri” del 2008, editi da Terre di Mezzo e “Green Life”, scritto a quattro mani con Maria Berrini e pubblicato da Edizioni Ambiente.

L’intervista è a cura di Silvia Napolitano di Greenability per Valcucine.

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